Flebografia

La flebografia è un esame invasivo, riservato a pazienti selezionati portatori di importanti patologie venose.

Lo scopo è la diretta visualizzazione delle vene mediante iniezione di mezzo di contrasto (mdc) o anidride carbonica (co2).

Per effettuarlo solitamente si punge, previa anestesia locale, la vena femorale all’inguine. La puntura viene fatta per mezzo di un ago in cui, una volta certi di essere nella vena, si lascia passare una guida metallica che raggiunge la regione corporea dove si vuole iniettare mdc o co2. Per effettuare l’esame vero e proprio ci si avvale di cateteri, tubi di dimensioni ridotte in cui viene spinto con un sistema di pompa, mdc o co2, per contrastare l’albero venoso.

Una volta acquisite le immagini utili, attraverso radiografie istantanee durante l’iniezione di mdc o co2, il catetere viene tolto e nella sede della puntura si effettua una compressione manuale, al fine di far chiudere spontaneamente il buco nella vena femorale. Alla compressione manuale di pochi minuti, può accompagnarsi l’applicazione di un bendaggio compressivo nella sede di puntura, che verrà rimosso il giorno dopo l’esame.

La flebografia raramente è utilizzata in caso di varici, sebbene in alcuni casi complicati può dare informazioni più dettagliate sull’estensione e sull’origine della malattia. È utile per studiare le vene profonde dell’arto inferiore e soprattutto le vene dell’addome, difficilmente visibili con il solo eco-color-Doppler.

Le complicanze sono molto rare e riguardano quasi esclusivamente la sede di puntura: leggere ecchimosi o ematomi possono presentarsi nei giorni successivi all’esame ma nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente.

Chiudi il menu