Vene varicose degli arti inferiori

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la vena varicosa come una vena superficiale, dilatata e tortuosa nella quale il sangue circola controcorrente (in senso contrario al normale, cioè dall’alto in basso). La malattia venosa si verifica quando una vena non funziona correttamente, causando un disturbo del normale flusso sanguigno. Le vene perdono progressivamente elasticità, si dilatano e si sfiancano. La pelle può apparire più sottile ed arrossata con comparsa di vene superficiali dilatate comunemente chiamate vene varicose. Di solito i sintomi clinici di pesantezza e stanchezza delle gambe regrediscono con il riposo notturno, ma con il passare del tempo diventano più persistenti e non migliorano nemmeno con il riposo. Addirittura possono comparire altri sintomi come crampi notturni, prurito, senso di calore, bruciore ecc. Questi segnali indicano un disordine della circolazione venosa caratterizzato da un difficoltoso ritorno del sangue dagli arti inferiori al cuore. L’ipertensione venosa in corso di malattia venosa cronica o ipertensione venosa deambulatoria è definita come l’incapacità di ridurre la pressione venosa secondaria a reflusso, ostruzione o malfunzione della pompa muscolare durante l’esercizio fisico, con conseguenti manifestazioni cliniche di edema, pigmentazione, fibrosi, fino alla ulcerazione.

 

Epidemiologia della malattia varicosa

Da circa 3 millenni le vene varicose sono una delle malattie più diffuse a livello mondiale.

La prevalenza, che rappresenta il numero di persone con varici in un definito spazio temporale e in una specifica popolazione, è del 10-33% nelle donne e del 10-22% negli uomini.

L’incidenza annuale, il numero di nuovi casi di malattia in una specifica popolazione, è per le donne del 2,6% mentre per gli uomini del 1,9%. Nell’85% dei casi di malattia venosa cronica esiste una predisposizione familiare. La patologia colpisce maggiormente la popolazione occidentale e i pazienti di sesso femminile (con un rapporto femmine/maschi di 3 a 1). Inoltre la malattia varicosa si correla linearmente con l’età dei pazienti: si stima che in Italia colpisca il 7-35% degli uomini fra i 35-40 anni e il 15-55% di quelli oltre i 60 anni, il 20-60% delle donne fra i 35-40 anni e il 40-78% delle pazienti oltre i 60 anni.

 

I sintomi e i segni della malattia varicosa

  • Teleangectasie (i “capillari”)
  • Varici visibili e palpabili
  • Pesantezza e stanchezza degli arti inferiori
  • Crampi notturni
  • Edemi declivi (le “gambe gonfie”)
  • Prurito
  • Dolore fino alla claudicazione venosa (il doversi fermare per dolore alle gambe)
  • Ipodermite
  • Pigmentazioni cutanee
  • Eczemi varicosi
  • Varicorragie (sanguinamenti dalle varici)
  • Ulcere

La sintomatologia è più accentuata nei mesi caldi perché le vene tendono a dilatarsi di più, mentre durante il periodo invernale il problema si ridimensiona.

 

Le cause della malattia varicosa

Anomalie primitive della parete venosa e alterazioni secondarie a reflusso e/o ostruzione portano gradualmente nel tempo alla formazione delle varici. Nell’insufficienza venosa le vene si dilatano e le valvole non sono in grado di consentire una completa chiusura; per questo motivo il sangue venoso non riesce a tornare correttamente verso il cuore.

Tra le cause maggiormente coinvolte nel processo della malattia varicosa si riconoscono la familiarità, l’ortostatismo prolungato (stare in piedi per tante ore), L’essere in sovrappeso, le gravidanze, i lavori pesanti che comportino una prolungata stazione eretta (per esempio negozianti, cuochi, camerieri, banconieri ecc.) oppure la prolungata stazione seduta (autisti, impiegati ecc.). Altri fattori coinvolti nella genesi della patologia venosa sono: frequenti esposizioni a fonti di calore, abitudini ad assumere posizioni non corrette, difetti di postura dei piedi e calzature che ostacolino la pompa plantare, stipsi cronica, malformazioni vascolari, precedenti trombosi venose.

Che cosa sono le vene varicose?

Varici e gravidanza

Numerosi studi hanno correlato l’incidenza delle varici con la gravidanza (4-26% nelle nullipare e 10-63% nelle donne con figli) ed il numero dei parti (1-5 gravidanze comportano una incidenza di malattia dell’11-42%). Non è raro che durante la gravidanza si sviluppino delle vene varicose. Si verifica di solito nel primo trimestre per aumento della pressione addominale e per le alterazioni ormonali. La maggior parte dei sintomi può essere alleviata dalla terapia conservativa, con norme igienico-comportamentali e con l’elastocompressione. Il trattamento della malattia varicosa viene posticipato dopo il termine della gravidanza; tuttavia, alcune condizioni come tromboflebiti o emorragie spontanee richiedono un trattamento immediato.

Varici e obesità

Persone in sovrappeso, specie se di sesso femminile e abitanti in aree industrializzate, soffrono maggiormente di insufficienza venosa cronica rispetto a soggetti di peso normale: 25-70% vs 16-45%.

Varici e tipologia di lavoro

I più esposti alla malattia varicosa sono i cuochi, le stiratrici e gli operai di fonderia; seguono i chirurghi, i dentisti, i piantoni, gli addetti alle catene di montaggio; al terzo posto vengono le commesse, le parrucchiere, le casalinghe.

Pompa plantare

La pompa plantare rappresenta un’unità anatomo-funzionale ed emodinamica di cui fanno parte una arcata venosa superficiale e profonda, un sistema plantare mediale ed un sistema plantare laterale. Questa arcata plantare di Lejard, viene definita anche cuore periferico in quanto la sua spremitura fornisce l’impulso per il ritorno del sangue dalla periferia. Alterazioni della forma della pianta del piede (come piattismo, malformazioni anatomiche e funzionali congenite o conseguenti a traumi o fratture del piede o della caviglia, malattie reumatologiche, problemi di postura ecc.) possono condurre ad uno scorretto appoggio a terra e di conseguenza ad una stasi venosa periferica. In presenza di segni di insufficienza venosa, è fondamentale che venga eseguito un esame clinico dei piedi da parte di specialisti come flebologi, angiologi, ortopedici, tecnici di laboratorio qualificati e farmacisti specializzati in podologia. La correzione della postura mediante appositi plantari e l’eventuale utilizzo di una calza elastocompressiva possono rimettere in funzione il “cuore periferico” e migliorare la clinica del paziente.

Pompa muscolare

La funzione dinamica dei muscoli del polpaccio viene migliorata in pazienti con severa insufficienza venosa da programmi di training fisico strutturato.

 

Come viene posta la diagnosi di varici degli arti inferiori?

L’ecocolordoppler venoso degli arti inferiori è l’esame strumentale di prima scelta per la diagnosi della malattia venosa cronica: è un esame completo, non invasivo, facilmente ripetibile e relativamente poco costoso. Fornisce informazioni sullo stato della parete vascolare, sulle valvole e la loro funzione, sull’anatomia del sistema venoso superficiale e profondo, sulla direzione del flusso sanguigno, con eventuale riscontro di reflusso e/o ostruzione. L’esame viene svolto con una sonda lineare (5-10 MHz), valutando il diametro delle vene, le varianti anatomiche, la presenza di eventi trombotici acuti o pregressi, i risultati di interventi chirurgici endovascolari e tradizionali, e la presenza di recidive.

Il reflusso venoso viene determinato con il paziente in posizione eretta, provocando una compressione manuale e un successivo rilascio. La presenza di un reflusso durante la manovra di Valsalva a livello della vena femorale e della vena grande safena, e dopo rilascio della compressione al polpaccio a livello della vena poplitea e della vena piccola safena, è indice di incompetenza. La durata del reflusso è patologica se superiore ad 1 secondo – nella vena femorale e nella vena grande safena – o se superiore a 0.5 secondi nelle restanti vene dell’arto inferiore.

 

Come si classificano la malattia varicosa e l’insufficienza venosa cronica?

La classificazione CEAP (Clinica, Eziologia, Anatomia, Patogenesi) è la più diffusa classificazione per capire a che stadio il paziente affetto da varici si trovi. Per ogni stadio della malattia esiste un determinato programma terapeutico. Non in tutti gli stadi è raccomandata la terapia invasiva (chirurgica o endovenosa).

 

[tabella CEAP]

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